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“ragazza triste con orso”
tavola #123: ragazza triste con orso

storyboard

clicca per espandere ==== vignetta #1
Yuki Sonoda: <Cosa devo fare?>
Yuki Sonoda: <Volevo soltanto ridargli le sue cose.>
Yuki Sonoda: <Perché non gliele ho ridate e basta?>
==== vignetta #2
Yuki Sonoda: <Mami si sbaglia. Non ho una 'cotta' per lui.>
Yuki Sonoda: <Non è così.>
Yuki Sonoda: <Non è affatto così.>
Yuki Sonoda: <Stupida Mami…>
==== vignetta #3
Yuki Sonoda: <Non ha mai risposto alla mia email. Magari non gliene importa? Il suo blocco schizzi… È una cosa troppo personale da perdere…>
Yuki Sonoda: <Ho guardato nel suo mondo. Non è mio, non importa quanto mi ci identifichi.>
Yuki Sonoda: <Appartiene a lui.>
==== vignetta #4
Yuki Sonoda: <Glielo ridarò domani.>
==== vignetta #5
Yuki Sonoda: <Asako? non ce la farò a venire con te e Mami domani. Io… ho una cosa che devo fare.>
Yuki Sonoda: <No, non riguarda nessun ragazzo carino. Hai proprio il chiodo fisso…>
Yuki Sonoda: <Hmm… Spero di avere abbastanza spazio sull'hard disk per scannerizzare tutto.>

console

<lapo>

“Programmazione, crittografia e opensource”

lunedì 2003-10-06

"Programmazione, crittografia e opensource"

…e il mio futuro.

Cosa c'entrano? Beh, non così poco, ma per quanto mi riguarda il loro fattore comune principale è che li adoro tutti e tre

E il mio futuro cosa c'entra? Beh, semplicemente essendo cose che adoro sono anche cose che mi piacerebbe fare come lavoro (ci pensate? essere *pagato* per scrivere programmi opensource che trattino di crittografia? un sogno!).

E perché proprio oggi?
Semplice: perché questo sogno si è avvicinato alla sua realizzazione, almeno di un pochino, difatti sto per fare uno stage in un'azienda italiana di sicurezza che verte proprio su questi tre argomenti, questo mi aiuterà da un lato a trovare qualcosa da scrivere nel mio elaborato/tesina/tesi e dall'laltro lato a essere conosciuto da una ditta che tratta delle cose che mi interessano, nonché a scriverlo sul mio curriculum.

LASER
Cambiando argomento, volevo portarvi all'attenzione di un fatto molto strano, ma che come molti di voi sapranno, è perfettamente vero: un laser non è un laser.

Una volta superato lo stupore iniziale si può supporre che il mio "trucco" sia basato sul fatto che la parola "laser" ha almeno un paio di significati: quello che aveva in origine e quello che la gente crede che abbia.
Dato che la lingua non è altro che un insieme di convenzioni e che molta più gente capisce la seconda convenzione rispetto alla prima, ma la prima è quella dei creatori, direi che sono necessariamente entrambe valide.
Volendo c'è anche un terzo significato, per "estensione" del secondo (e non del primo!).

Da qui si possono coniare frasi "strane" quanto vere:
- un laser non è altro che un laser e due specchi
- un laser non lasera se non ha due specchi
- un laser emette un laser
- un laser è una componente essenziale di un laser
- un laser senza laser non può emettere un laser
- un laser può contenere più di un laser
- un laser con frequenza 10GHz è un maser
- un maser non è un laser, ma contiene un laser

I tre "significati" della parola laser sono ovviamente da intendersi come:
- letterale, come da sigla: amplificatore basato su emissione stimolata
- normale, il più usato: oscillatore basato su un amplificatore laser posto in una cavità risonante (due specchi, per dirla ni breve)
- popolare ma abusato: "guarda, un laser!", per in dicare il raggio luminoso e non l'apparecchio che lo genera

Big News

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<lazyboy>

“Io, Chuck e l'Aperitivo”

martedì 2003-10-07

Mercoledì ho visto di persona Chuck.
Per chi non lo sapesse, Chuck è Chuck Palahniuk.
Per chi non sapesse chi è, Chuck Palahniuk è l’autore di Fight Club e altri libri straordinari.
Con questo, in poche righe sono riuscito a scrivere quattro volte Chuck. Cinque, con questa.
Fatto sta che il suddetto scrittore era in tour in Italia per presentare il suo nuovo libro, Ninna nanna (il cui titolo originale è Lullaby: il significato è lo stesso, ma suona molto meglio), e si è trovato così a passare mercoledì 1 ottobre per la libreria Feltrinelli di piazza Piemonte, a Milano. Non proprio casualmente mi sono trovato anch’io, in contemporanea, a passare da quelle parti.
Ah, mi ero dimenticato di dirvelo, ma Chuck Palahniuk è uno dei miei scrittori preferiti.
Il controverso autore americano è stato affiancato da Boosta, tastierista dei Subsonica, la cui presenza non è risultata gradita ad alcuni fondamentalisti palahniukiani, ma devo dire che –a parte un pippone iniziale lungo un po’ più del dovuto- il musicista (che peraltro apprezzo) se n’è stato tranquillo e non ha dato fastidio.
L’incontro è cominciato con la lettura di un racconto inedito di Palahniuk (tradotto in italiano), interpretato per l’occasione da un nostro compatriota, intitolato Guts, ossia budella. Premessa dello stesso autore: finora, nel corso del tour di Palahniuk in giro per il mondo, all’ascolto di questo racconto sono svenute ben 33 persone. Gente che sviene alla sola lettura di un brano? Confesso che inizialmente ero scettico anch’io. Ma Guts è un racconto talmente rivoltante, talmente intenso e ricco di particolari pungenti, da farti star male fisicamente. Ve lo giuro, mercoledì a Milano sono svenute ben 3 persone, l’ho visto coi miei occhi!
Al di là dell’efficacia della scrittura, confesso che il racconto in sé non mi è piaciuto molto, ma ho invece apprezzato il modo in cui Chuck ha risposto alle domande del pubblico, con genuino interesse, ironia e grandissima disponibilità, soffermandosi su quelle particolarmente interessanti, liquidando –com’è giusto- quelle banali, fatte quasi solo per poi poter raccontare di aver chiesto qualcosa a un personaggio famoso. Certo, uno avendo letto i suoi libri si aspetterebbe chissà quale psicopatico sovversivo, mentre dal vivo Chuck si presenta come un ragazzo sorridente e pacato, tuttalpiù un po’ perverso, ma forse anche per questo mi è piaciuto, perché non tenta di essere ad ogni costo un personaggio.
Insomma, sono stato proprio contento, questa è una di quelle cose che ti rendono una settimana memorabile. Ma aspetta, mi sembra che sia successo anche qualcos’altro, qualcosa di secondario… ah, sì! Il giorno dopo mi sono laureato… niente per cui valga la pena di surriscaldarsi, per carità, dato che si tratta di una laurea triennale in Scienze della comunicazione, altresì nota come Scienze dell’Aperitivo, ma è comunque una piccola soddisfazione.
Dopotutto, in questi tre anni di università, ho acquisito una notevole esperienza nel trovare argomenti per aperitivi, nello scovare informazioni inutili da raccontare agli amici per risultare simpatici (lo sapevate che Robert del Naja dei Massive Attack ha origini napoletane?), nell’usare parole inintellegibili per passare per persone acculturate e così via.
Tanto per la cronaca, il titolo della mia tesina era: “I processi persuasivi in pubblicità: l’Elaboration Likelihood Model”; non ho ancora finito di leggerla, ma sono pressochè sicuro che l’assassino sia il maggiordomo…
E adesso? E adesso non lo so, innumerevoli possibilità mi si propongono per il futuro. Bienni di specializzazione, proposte di lavoro e soprattutto progetti, progetti e ancora progetti. Non riesco a vivere senza progetti (e chi ha letto il rant di Clem di un po’ di giorni fa sa cosa bolle in pentola fra le altre cose…).
E’ eccitante. Mi viene in mente l’inizio di una canzone dei Guano Apes: “I’ve got a snowboard under my feet, i can fly so high i can fall so deep.” (o qualcosa di simile). Insomma, o voli o precipiti.
Che poi, a riflettere un attimo sul nome di sto gruppo… le scimmie di guano (il guano, per chi non lo sapesse, è merda di uccello). Ci si potrebbe inoltre dilungare sul concetto di ape, poiché in realtà in inglese vengono usate due distinte parole per riferirsi alle scimmie: una è monkey, che indica le scimmie con la coda, l’altra è, per l’appunto, ape, che indica le scimmie senza coda (tipo i gorilla). Uh… si parlava di informazioni inutili, no? Non c’è che dire, si vede proprio che sono un laureato in scienze della comunicazione ;)