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“Anna Millers”
tavola #28: Anna Millers

storyboard

clicca per espandere ==== vignetta #1
Kimiko Nanasawa: <Dio come odio indossare queste cose, sono così scomode.>
Megumi, cameriera da Anna Miller's: <Nanasawa, clienti al tavolo 4.>
==== vignetta #2
Piro: Non posso crederci: sono in un ristorante 'Anna Miller's'!
Largo: Allora? Sembra un 'Denny's'.
Tsubasa: 'Anna Miller's' è famoso per le sue cameriere carine. Qui è popolare tra gli otaku.
==== vignetta #3
Kimiko Nanasawa: <Salve! Benvenuti da 'Anna Miller's'! Vi porto del caffè?>
Tsubasa: <Sì. Grazie.>
Tsubasa: Piro?
==== vignetta #4
Piro: <Sì … grazie…>
Largo: Possiamo ordinare anche un secchio d'acqua gelida da rovesciare su Piro?

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<clem131>

“TAC e gatte da pelare”

Venerdì 2003-04-25

Dal momento che si tratta del mio primo rant, e considerando che manco so che cacchio significa rant, avrò la cura di essere abbastanza rapido e poco prolisso. Spero non vi urti eccessivamente il fatto che l'argomento di questo rant non ci azzecca una fava con megatokyo, i webcomics, e con tutte le altre paroline che inserite in un motore di ricerca potrebbero portarvi a questa pagina. Semplicemente, sto portando avanti una tesi in Fisica Medica in un noto ospedale del nord Italia, e ogni giorno me ne capitano così tante che sento veramente il bisogno di scrivere qualcosa di quello che mi capita da qualche parte...
Veniamo a noi.
Io studio fisica.
Tutti in coro, 1, 2, 3: "E sticazzi?"
Lo so, fottesega a nessuno di quello che studio, tuttavia è abbastanza necessario spiegare come mai io mi trovi a gironzolare abbastanza liberamente per codesto noto ospedale del nord Italia. Per intenderci, i fisici medici si occupano di una quintalata di cose, e tra queste in particolare di controlli sulle macchine costosissime utilizzate per la radiodiagnostica. Devo dire che a smanettare per quell'ospedale si incontrano un sacco di persone interessantissime. L'ospedale è enorme, una vera città.
Ora, mi trovavo in un seminterrato accanto al ciambellone, come io chiamo amichevolmente la mastodontica macchina PET/CT su cui faccio la tesi, intento a disquisire sul ciambellone stesso, le sue potenzialità, la novità della tecnologia, assieme a un nutrito gruppo di dottori, dottoroni, dottorini e quant'altro (unico studentello sfigato senza titoli di studio oltre alla maturità scientifica), quando ad un tratto arriva a curiosare una dottoressa di un altro reparto di radiologia. Dopo averle spiegato il come e il perché della nuova macchina, la suddetta dottoressa ci racconta di un fatto alquanto bizzarro occorsole il giorno stesso orsù.
*riprende fiato*
L'ospedale in cui lavoro possiede varie TAC. La Tac è una macchina che esegue la Tomografia Assiale Computerizzata, di fatto consiste in un tubo a raggi x posto a 180° rispetto a un rivelatore di raggi x. Il paziente viene introdotto tra i due strumenti e poi viene irraggiato da tutti i lati, in modo da ottenere una radiografia di sezioni del suo corpo che successivamente possono essere montate in 3D. Sounds cool.
Il tubo radiogeno e il rivelatore, uno di fronte all'altro, percorrono una traiettoria circolare tutt'attorno al paziente, muovendosi in un "gantry" ossia in un ciambellone (appunto) che li contiene e li protegge, lasciando solo lo spazio necessario al movimento dei due elementi.
Sto per raccontare quello che è successo, resistete.
Un gatto (UN GATTO) è entrato nottetempo nell'ospedale (È ENTRATO NOTTETEMPO NELL'OSPEDALE) (¬__¬) (evviva l'igiene).
Gatto: "oh, che freddo che fa, come vorrei acciambellarmi al calduccio..."
*il gatto svolta un asettico corridoio trovandosi di fronte il ciambellone della TAC*
Gatto: "oooh, senti che ronzio di elettronica accesa, che bel teporino ci sarà là dentro!"
*il gatto si introduce nel ciambellone e si acciambella (appunto) addormentandosi istantaneamente*
*ore 8.30 del mattino*
Tecnico Sanitario addetto alla TAC: "oooh, un altra giornata di lavoro, che bello. Cominciamo come al solito a riscaldare la TAC."
*il tecnico ignaro preme il pulsante che fa scaldare la macchina, il tubo a raggi x e il rivelatore cominciano a ruotare velocemente intorno all'asse del ciambellone*
*bzzzzzzSTRONKZMEOOOOO WRSPLOTHCHFHHHHHHSCHHHHHHHH*
*gatto spalmato su tutti i circuiti elettronici ACCESI*
*gatto e TAC rotti*
*IL GATT' SI È ROOOOOOOT'*
Ora, io immagino che qualcuno di voi si senta dentro un'anima animalista (per l'appunto), ma non offendetevi se vi dico che a quel punto è partito un coro di sghignazzi assurdi in tutta la sala tra tutti i dottoroni dottorini e quant'altro. "È una bella gatta da pelare", "povero gatto, ha fatto la fine del topo" e chi più ne ha più ne metta. Volevamo anche andare in massa a bussare alla porta della sezione di radiologia, aprire e dire "EEEEEEH, cosa sono quei musi lunghi?? Vi è morto il gatto?!".
Umorismo macabro a raggi x.
Il povero tecnico della General Electrics in tenuta da chirurgo a ripulire i circuiti sputtanati dai peli.
Le risate per i secoli a venire.
Povero gatto.
Ultim'ora: lo sapete, vero, come si dice TAC in inglese? Naturalmente CAT.
CAT scan AHUahAUAHUAhaUAhuaH!
Adoro quell'ospedale.

<jastar>

“Tristi addii”

Mercoledì 2003-04-16

Ci sono dei momenti tristi nella vita di una persona, in cui ci si rende conto di aver perso un amico, fidato, una parte di sé. In quei momenti le parole e il conforto dei familiari non sono sufficienti a colmare la lacune di una mancanza improvvisa, non preventivata: quante battaglie combattute insieme, quanti ricordi che con il suo aiuto rimarrano per sempre nella mia memoria.

Oggi è un giorno triste per me, perché si è concretizzato un evento che avrei voluto non accadesse mai: è finto il toner della stampante laser....
Stamane la mia fidata Epson mi ha segnalato, tramite un grazioso display, che quel “maledetto” aveva tirato le cuoia. La mia prima reazione è stata composta e professionale: da bravo informatico ho tirato fuori il defunto e ho provvedo a rialloggiarlo nell'apposito sito. Nulla. Ho provato a riazerare il sensore via software... Nulla.
Allora sono passato al trascendentale: ho pregato, tramite qualche segreta “parolina magica”, che la benedizione di zio Bill e di cugino Linus rianimasse il piccolo.... foglio bianco.

Deciso a tornare operativo nella prima mattinata, mi sono recato presso un negozio di una importante catena informatica nella speranza di trovare un degno sostituto.
Vengo subito accolto da un elegante tecnico in giacca e cravatta che mi illustra le fantastiche qualità di un portatile da +infinito euri e, senza che io abbia modo di interromperlo, mi ricorda che “se il prezzo dovesse costituire un problema”, avrei potuto pagare anche tramite comodissime rate.
Deludo le sue manie di megalomania venditoria con la mia futile richiesta di informazioni e mi ritrovo un braccio proteso verso una corsia poco distante, accompagnato da un professionalissimo: “là”.

Mi avvincino riconoscendo il logo e la sigla della mia stampante, riconosco anche la scritta TONER e il simbolo dell'euro. Sono le cifre che stanno a sinistra della virgola che generano nella mia testa una domanda: “Da quando lo stupro e lo strozzinaggio sono diventati legali?”.
Chiedo, scherzosamente, all'ignoto professionista incravattato se anche questo posso pagarlo a rate e mi avvicino alla cassa.

Ormai è sera e una luce verde troneggia sulla mia Epson.
Sarebbe tutto perfetto se non fosse per un piccolo particolare, una insignificante barretta verde (prossima alla fine) che troneggia sul display di stato sopra la scritta “unità fotosensibile”........