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“Caccia alla coda”
tavola #108: Caccia alla coda

storyboard

clicca per espandere ==== vignetta #1
Piro: Ahhh!
==== vignetta #2
Piro: Dannazione! Non voglio più indossare questa stupida coda!
Piro: Vieni qui…
==== vignetta #3
Piro: Grrrrrrrr!!!
==== vignetta #4
Kimiko Nanasawa: <Uhm… non vorrei interrompere, ma… Hayasaka-san se ne è già andata?>

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console

<lapo>

“brevetti software = il male”

Giovedì 2003-09-11

Normalmente non rendo noti i miei allineamenti politici (ah no? ihihihihih) ma oggi proprio non posso trattenermi dal dirvi cosa sta per succede (incrociamo le dita di no) in Europa, come è già da tempo in USA o in Australia: brevetti sul software!

Ah, ma voi direte: "che male c'è? se faccio un programma e voglio venderlo devo proteggere i miei diritti".
No, quello è "copyright" ed è tutt'altro discorso, qua stiamo parlando di "brevetti".

Prendiamo un esempio di brevetto come quelli che Einstein avrebbe potuto leggere quando lavorava all'ufficio brevetti:
  • forma e specifiche tecniche di uno strumento per facilitare l'ossigenazione del terreno composto da lungo manico di legno e da una testa metallica dal profilo tagliente (segue schema tecnico)
  • strumento atto a rendere più rapido il lavoro dei raccoglitori di spighe, composto da un manico ligneo comprensivo di presa ergonomica e da una punta metallica curva e tagliente

Prendiamo ora un esempio (restando nella stessa metafora) di un brevetto come oggi viene spesso registrato nei suddetti stati:
  • uso del metallo nell'agricoltura

Capite bene che, applicato ad un oggetto questo è palesemente ridicolo e, difatti, neppure in USA verrebbe accettato (in Australia hanno invece perfino accettato un brevetto sull'invenzione della ruota, ma quelil accettano senza leggere, è un altro discorso).

E invece quando la "cosa" che viene brevettata è un software, un programma, o meglio un algoritmo o addirittura un metodo, tutto questo è all'ordine del giorno.

Qualche esempio?
  • allocare la memoria occupata di un programma all'atto del caricamento grazie ad un apposito valore letto dall'intestazione dello stesso
  • simulare la velocità di lettura di un CD-ROM rallentando un hard-disk
  • comprimere un font codificando separatamenre le righe e le colonne completamente vuote
  • un word processor con modalità separate per inserire testo o formule matematiche
  • quicksort applicato a una lista di puntatori
  • firma digitale di un messaggio inviandolo a un server centrale di firma tramite una erte telefonica
  • sistema per ridurre la ridondanza di un dato
  • uso del computer per analizzare il livello di preparaizone degli studenti
  • utilizzo di una barra che si riempe progressivamente di colore per indicare l'avanzamento di un processo

…e questi sono solo alcuni esempi, e neanche i peggiori.

Potete facilmente intuire che brevettare il software signfica brevettare idee e concetti, cosa che è sempre stata espressamente proibita (giustamente!) dalle varie leggi sui brevetti.

Ancora una volta, se una cosa riguarda i computer, la legge è totalmente inefficace e può essere aggirata facilmente.

Cosa fare?
C'è chi direbbe che la cosa migliore è creare una piccola ditta con qualche amico, brevettare qualche "idea geniale" e poi diventare miliardari per il fatto che tutti i software esistenti la usano.

Io preferisco invece illudermi di poter prevenire questo stato di cose almeno in europa, e firmo la petizione di EuroLinux (ehi! in questo caso Linux in sé non c'entra niente, è solo un'associazione).

Per maggiori informazioni vi rimando ai siti di EuroLinux e del FFII.

O, meglio, al sito completamente italiano Software Libero.
(ricordo che la questione dei brevetti è totalmente indipendente dalla questione del copyright affrontata dalle varie licenze opensource)

P.S.: sì, è vero, i buoi sono già fuggiti… ma questo non è un buon motivo per aprire anche la porta, oltre alla finestra che già era aperta.

<lazyboy>

“Da grande potevo fare l'assicuratore”

Lunedì 2003-09-15

Non so neanche com’è che mi ci sono ritrovato, ad essere sinceri.
A me quel colloquio di lavoro non interessava, ma qualcosa di indefinito –sarà stata la curiosità di vedere un po’ com’è che funzionano questi colloqui, sarà che ho visto troppe volte Santa Maradona- mi ha spinto a recarmi alle 19.30 di un lunedì pericolosamente di settembre in quella sede appena aperta di una grande agenzia di assicurazioni di cui non faccio il nome.
Sì, diciamo che in fondo, immaginando che a breve ne dovrò sostenere un bel po’, di simili colloqui, vedere un po’ come funzionano non mi dispiaceva. Ma entrando incamiciato per la porta dell’ufficio speravo proprio che non avrebbero nutrito per me il benchè minimo interesse.
Mi sbagliavo.
Voglio dire, quanto meno credevo che mi liquidassero con un “Le faremo sapere”, prima di prendermi. E invece no, io vado lì al mio primo colloquio, assolutamente demotivato e col mio misero CV stretto in mano, chiacchero un po’ con questo simpatico signore e la sua cravatta, e quello che mi sento dire è: “Va bene, mi sei piaciuto. Se vuoi puoi anche cominciare subito.”
“…”
Gelo.
“Allora, che ne dici?”
“Sì, ecco… vi farò sapere.”
Io? A fare l’assicuratore? Con tutto il rispetto per chi lavora nel campo, ma penso proprio di non essere portato…
Spaesato, incerto se gioire per l’attestato di stima o se.
Per un attimo comincio a fantasticare su come sarebbe. Lavorare. Incamiciato.
Ma è solo un attimo.
Domani richiamo, lo giuro. Mi invento qualcosa di buono per non urtare la loro sensibilità di venditori di assicurazioni (no, ma sul serio, mi vedreste ad inseguire la gente urlando: “Hai mai preso in considerazione l’eventualità che magari domani crepi?”) e per premiarmi vado a berci su.
Magari proporrò un brindisi agli amici.
A cosa?
Mah, per parafrasare uno di loro, direi che “ci penseremo domani”…